
(...)Come siamo diversi oggi noi, dalla Dickinson!
Non è passato nemmeno un centenario dalla sua morte, eppure come siamo diventati diversi da lei!
Chi mai di noi, essendo un poeta, si piegherebbe a un buio destino di zitella in un villaggio? Farebbe almeno un qualche tentativo di fuga. Lei non ne fece mai.
Chi oggi accetterebbe per tutta la vita il carcere familiare, le angustie d'una vita così tranquilla e così miserabile?
Noi viviamo magari nelle capitali e ci sembrano province. Abbiano intorno una folla di gente e ci sentiamo esclusi dalla vita dell'universo.
Siano pieni di bovarismo, dalla testa ai piedi, sempre ansiosi, nostalgici, insofferenti.
L'orizzonte che abbiamo ci sembra piccolo, abbiamo la perenne sensazione di essere cascati in un punto sbagliato, e che la porzione di orizzonte che ci è toccata sia troppo esigua. In noi è il pensiero segreto che se avessimo avuto uno spazio più vasto dell'orizzonte, e intorno una folla più grande di amici e interlocutori, forse avremmo potuto avere un destino più alto. I legami familiari noi non pensiamo che possano arricchirci lo spirito, essi sono stati guidati a noi dal caso e noi al caso non crediamo. Crediamo solo nelle nostre scelte e le nostre scelte sono sprezzanti, irrequiete, schifiltose e smaniose.
Stiamo però sempre con i cannocchiali puntati, sperando che sopraggiunga qulacuno. Lettere, non ne scriviamo. E conunque mai avremmo degnato di una lettera la signora Holland od il signor Higginson. Avremo pensato che era uno stupido (e infatti lo era). Mai ci sogneremmo di scriver versi tutta la vita senza stamparli. Siamo così ansiosi
di stampare ogni cosa che scriviamo. Non per amore di gloria; ma sempre per la segreta speranza che qualcuno, il nostro interlocutore ideale, dalle profondità dell'universo, raccolga le nostre voci e ci risponda. E forse, se la Dickinson ci passasse accanto, non sapremmo riconoscerla. Come riconoscere il genio in una zitella vestita di bianco, che va a spasso in compagnia di un cane? Essa ci sembrerebbe stravagante. E noi non amiamo la stravaganza, amiamo la pazzia. La pazzia non bisbiglia ma grida, e veste colori rutilanti e spoglie folli e inconsuete. E' vero nessuno dei suoi contemporanei, forse, la riconobbe.
(...) Devono tuttavia aver provato, nel passarle accanto, una sensazione agghiacciante e profonda, perchè la furia del mare investe e sconvolge anche i ciottoli delle strade e l'erba delle paludi. (..) Noi non l'avremo vista. Bovaristi, pieni di pietà per noi stessi, siamo scettici e increduli per tutto quanto passa, in spoglie giornaliere e provinciali, vicino a noi
Nei suoi versi la pietà di sè non si affaccia mai. Né ,ai ci risuona un accento di nostalgia o di malinconia, il desiderio e le sue lagrime per un'altra sorte. Lagrime non ne ha. La sua è un'affermazione di solitudine volontaria, inesorabile e tragica. "Questa è la mia lettera al mondo/ che non scrisse mai a me."
1969 Natalia Ginzburg
P.S.: Si vede che è Lunedì?
ci ho riflettuto un po', prima di scrivere. perché queste parole in non le condivido, mi fanno sentire estranea. una volta scritte, le parole, esistono. pubblicare o meno è fatto accessorio e non necessario. sarà che sono stufa di voci che gridano, ma preferisco ascoltare sussurri sommessi. ci sono, basta riconoscerli.
Non riesco a capire la parte delle "voci che gridano" Tt.
Le parole esistono, anche per non essere condivise :)
Liza, visto che mi lanci l'esca ... io abbocco (e quando mai mi riesce di resistere a una - sia pur bonaria - 'provocazione'?). Spero di ben comprendere la tua (quasi) risposta: comprendiamo solo quanto è squillante, rutilante, con la sua abbagliante 'pseudo-straordinarietà' attira la nostra attenzione? (e con la sua 'pseudo-complicazione' ci fa sentire brillanti e capaci?). Chi scrive solo per sé stesso, scrive e non si esterna, non ha possibilità di interessarci? Chi mantiene un 'profilo basso' appartiene ad un'altra epoca? Io a volte mi chiedo esattamente il contrario: scriviamo sui blog per noi stessi o per gli altri? Nel cercare di sbrogliare date complessità (anche sul blog) non tento di sciogliere in fondo nodi che sono soprattutto miei? E gli altri partecipi di questa comunicazione (blogger e troll) perché si lascian coinvolgere? Tentano di spiegare o aggiungono complessità a complessità? Beh, era naturale che la tua (quasi) risposta suscitasse un profluvio di (quasi?) domande - grazie!