Allora è rientrato dall'Irak, il marito di una mia amica.
L'altro ieri.
Ha fatto una sorpresa alla moglie, capitando tra capo e collo
proprio all'uscita di scuola, due giorni prima della data stabilita-
E' arrivato così, in divisa, berretto, faccia disfatta color cioccolato.
E tutte lo abbiamo salutato, ed abbiamo sorriso e siamo state contente
del suo ritorno, dopo aver tanto penato in questi mesi assieme alla moglie.
Eppure c'era dell'imbarazzo, come un velo, che divideva le nostre presenze
dalla sua.
Aleggiavano nell'aria mille domande non risposte.
Si aveva pudore, si scrutavano quegli occhi stanchi creando
disegni mentali su cosa possano aver visto in tutti questi mesi.
Ma l'immaginazione è sempre lontana dai fatti ed i fatti vengono sempre
taciuti fra i soldati.
Hanno la consegna del silenzio: tutto viene sempre minimizzato, sorvolato, sviato.
Ti guardano, con i loro occhi stanchi, ed intuisci che questa volta è stata dura, dura davvero.
CIaooooo domani vado al mare e ti saluto da lì (attenta che ti vedo) :)
mah, ti credo che è stata dura, la guerra non è un ballo in maschera. sto sulle mie, rispetto per chi c'è stato e per chi c'è, ma è stata una scelta sbagliata.
Non ho espresso valutazioni apposta, Cap, è solo un guardare uomini che fanno un mestiere che non avevo mai toccato con mano.
Così, attraverso quegli occhi, hai percepito un po' di vero Iraq.
Molto bello questo Blog...un saluto e buona giornata
Perché questa, al contrario delle altre (e di quanto vorrebbero darci ad intendere) non è una missione di pace.
Intanto è tornato... e questo, per la sua famiglia, è l'unica cosa importante. Baci e ciao ciao con la manina dall'Elba!