In Bosnia bisognerebbe ammonire la gente a guardarsi ad ogni passo, a preservare ogni pensiero, anche il più sublime, dall'odio, l'odio innato, inconscio, endemico. Questa terra arretrata e povera, dove vivono ammassate quattro differenti religioni, avrebbe bisogno quattro volte di più della comprensione reciproca e della tolleranza, rispetto agli altri paesi. e invece, al contrario, in Bosnia l'incomprensione che ogni tanto si tramuta in odio è quasi una caratteristica della gente. Fra le diverse religioni le distanze sono talvolta così grandi che solo l'odio ogni tanto riesce a superarle. So che a questo mi si potrebbe replicare, a buon diritto, che le idee del XIX secolo hanno influito anche qui, e che dopo la liberazione e l'unificazione tutto andrà avanti più rapidamente e meglio. Ma ho paura che non sia del tutto vero. [....] Da sempre esiste nei ceti borghesi bosniaci sufficiente educazione, sapiente mistificazione e modo di ingannare gli altri con parole e cerimoniali particolari. In una certa misura ciò nasconde e copre l'odio ma non lo estirpa e non gli impedisce di crescere. Temo che in questi ambienti, sotto tutte queste belle frasi possano sempre sonnecchiare vecchi impulsi e progetti di Caino e che questi vivranno fino a che non saranno del tutto mutate le basi della vita materiale e spirituale in Bosnia. E quando verrà quel tempo, chi avrà la forza di attuare il cambiamento? Un giorno verrà, lo credo anch'io, ma ciò che ho visto in Bosnia non mi lascia pensare che questa strada sia già stata intrapresa, al contrario. [...] Chi passa la notte sveglio nel letto a Sarajevo, può udire le voci della sua oscurità. Pesantemente e inesorabile batte l'ora sulla catterdrale cattolica: due dopo la mezzanotte. Passa più di un minuto e solo allora si annuncia, con un suono più debole, ma acuto, l'orologio della chiesa ortodossa, che batte anch'essa le sue due ore, Poco dopo si avverte con suono rauco e lontano la Torre dell'orologio della Moschea del Bey, che batte le undici, undici ore degli spiriti turchi, in base a uno strano calcolo di mondi lontani e stranieri. Gli ebrei non hanno un loro orologio che batte le ore, il dio malvagio è l'unico a sapere che ore sono in quel momento da loro, quante in base al calcolo sefardita, quante secondo il calcolo degli askenazi. Così, anche nella notte, mentre tutto dorme, nel conto delle ore vuote del tempo, veglia la differenza che divide questa gente assopita che da desta gioisce e soffre, che si nutre o digiuna in tutte le sue preghiere allo stesso cielo in quattro diverse lingue ecclesiali.
Ivo Andric Racconti di Sarajevo (1946)
A volte le cose paiono non cambiare mai.